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𝑱𝒆𝒖𝒙 𝒅𝒆 𝑷𝒆𝒂𝒖: 𝒊𝒍 𝒈𝒐𝒖𝒓𝒎𝒂𝒏𝒅 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒆𝒕𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆

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A llora: non amo i gourmand, questo va detto. Nulla contro chi li adora, per quanto mi riguarda è una famiglia olfattiva del tutto rispettabile ed esattamente paragonabile alle altre. E poi, anche tra i gourmand, si celano profumi buonissimi, direi quasi capolavori. Lasciamo perdere i profumacci fatti in quantità industriale che girano negli ultimi anni, in boccette tremende al limite dell’insulto. No, i gourmand bisogna saperli fare, e tanti profumieri ci hanno dato dimostrazione che è possibile profumarsi in maniera elegante pur con fragranze quasi edibili. Tutto questo preambolo, per introdurre una di queste fragranze per me favolose. Jeux de Peau di Serge Lutens , infatti, può rientrare nella famiglia gourmand se si guarda alle note che lo compongono. E anche l’ispirazione non lascia spazio a dubbi: il concetto dietro Jeux de Peau nasce da un ricordo d'infanzia di Serge Lutens, legato alla sensazione rassicurante e calda del pane appena sfornato. Lutens racconta spesso l...

𝑹𝒐𝒔𝒂 𝑯𝒊𝒆𝒎𝒂𝒍𝒊𝒔: 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒈𝒊𝒏𝒂 𝒅'𝑰𝒏𝒗𝒆𝒓𝒏𝒐

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Quando trovo un brand che mi entusiasma sono sempre contenta. E lo sono ancora di più quando quel brand e' italiano. Di R osae Virtus vi avevo già parlato in un post su IG che vi invito a leggere se volete scoprire qualcosa in più sul concept e l'ispirazione delle fragranze. Qui mi concentro su quella che posseggo in full size ossia Rosa Hiemalis , la rosa ghiacciata. Dedicata all'inverno, il cuore della fragranza è una rosa meravigliosa, della varietà Old Blush, una rosa in grado di fiorire anche con le temperature più fredde. La sensazione è effettivamente quella di essere attraversati da una rosa di ghiaccio, tagliente, gelida. Una interessante nota di narciso accompagna l'evoluzione della fragranza, donandole una sfumatura inebriante e leggermente più calda, conturbante. Tutte le rose del brand sono interessanti ma questa in particolare mi ha rapito il cuore. È il profumo che indosserebbe una regina dei ghiacci, bellissima, altera e irraggiungibile. D'altronde ...

𝑪𝒐𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒆𝒍 𝒅𝒊 𝑪𝒉𝒂𝒏𝒆𝒍: 𝒏𝒐𝒏 𝒆' (𝒔𝒐𝒍𝒐) 𝒖𝒏 𝒑𝒂𝒕𝒄𝒉𝒐𝒖𝒍𝒊

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Ce N'est Pas Un Patchouly recita Lucien Ferrero in una delle sue fragranze. Ce lo vedrei bene questo nome anche per un altro mostro sacro della profumeria: Coromandel di Chanel . Ma facciamo un passo indietro. Il nome "Coromandel" e l'intera fragranza sono un omaggio a una delle più grandi passioni di Coco Chanel : i paraventi cinesi di Coromandel. Coco collezionò oltre trenta di questi preziosi paraventi e li utilizzò per rivestire le pareti del suo leggendario appartamento al 31 di rue Cambon a Parigi . L'odore stesso di questi antichi oggetti laccati e l'esotismo da essi evocato sono l'ispirazione diretta del profumo creato da Jacques Polge .  Ma veniamo al patchouli : qui c'è, eliminiamo ogni fraintendimento. Ma la sua terrositá, i suoi aspetti più ostici sono completamente avvolti da una nuvola di cioccolato bianco cremoso, e ulteriormente riscaldati dall' ambra e dal labdano . E, ovviamente, non può mancare una delle resine più opulente,...

𝑶𝒑𝒊𝒖𝒎 𝒅𝒊 𝒀𝑺𝑳: 𝒓𝒊𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒖𝒏'𝒊𝒄𝒐𝒏𝒂

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Ah l’annoso problema delle riformulazioni! Motivate che siano dai giusti e sacrosanti aggiornamenti riguardanti il profilo tossicologico delle sostanze, o dalla sostenibilità dell’utilizzo di determinate materie prime, nonché dalla meno sacrosanta necessità dei brand di contrarre le spese, molti dei capolavori degli anni passati non sono arrivati ai giorni nostri immutati. In alcuni casi, il lavoro di riformulazione è stato accurato, e le formule attuali reggono senza alcun dubbio il confronto con le precedenti. In altri casi, i profumi moderni sono solo l’ombra di quelli del passato, una copia sbiadita della gloria che fu. Opium , purtroppo, appartiene alla seconda categoria. Si, perché nel profumo attuale non c’è nulla della opulenza, della complessità, della ricercatezza di un tempo. La fragranza gioca di contrasti: il calore delle spezie ( chiodi di garofano, cannella, pimenta ) si fonde con l’austerità dei fumi dell’ incenso , che crea una cortina densa e avvolgente. Nel fondo, le...

𝑺𝒉𝒂𝒍𝒊𝒎𝒂𝒓 𝒍'𝑬𝒔𝒔𝒆𝒏𝒄𝒆: 𝒍𝒂 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒂 𝒍𝒖𝒄𝒆 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒎𝒊𝒕𝒐 𝒄𝒆𝒏𝒕𝒆𝒏𝒂𝒓𝒊𝒐

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Non starò qui a parlavi della storia di Shalimar .  Tantissimi sono i flankers nati dallo Shalimar classico, la maggior parte secondo me ben riusciti. Le versioni millesime , poi, le trovo tutte interessanti, e mi sono amaramente pentita di non averle acquistate all'epoca della loro uscita visto che erano edizioni limitate. Per questo, non ci ho pensato due volte quando è stata annunciata una versione di Shalimar per celebrare i 100 anni dalla sua creazione. Potete star tranquilli: Shalimar l'Essence non sembra essere una edizione limitata, quindi niente corsa all'acquisto. Una delle critiche che ho sentito muovere allo Shalimar è che fosse troppo cupo: fumoso, sporchino, retrò. Sicuramente nel cuore e nel fondo della fragranza ci sono quelle note tipiche dei profumi vintage: zibetto, parchouli, incenso, sandalo. Guerlain ha quindi deciso di rimodernare la fragranza, alleggerendola da questi aspetti un po' ostici e rendendola più portabile, meno impegnativa. L'esp...

𝑪𝒆𝒍𝒆𝒔𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝑮𝒊𝒂𝒓𝒅𝒊𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝑻𝒐𝒔𝒄𝒂𝒏𝒂: 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒏𝒖𝒗𝒐𝒍𝒂

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Descrivere un profumo non è mai semplice per i non addetti al mestiere. Il linguaggio del profumo è complesso, spesso usa parole che non gli appartengono. Le piramidi pubblicate aiutano ad avere una guida, certo, ma sappiamo bene quanto siano uno strumento di marketing più che una reale descrizione del profumo. Ecco, prendete tutte queste difficoltà e moltiplicatele per cento. Si perché descrivere Celeste di Giardini di Toscana è estremamente complicato. In realtà, quasi tutti i profumi del brand sono difficili da raccontare, probabilmente per l'uso diffuso di molecole di sintesi che non hanno una reale controparte in natura. Celeste per me rimane un mistero. Molti parlano di violetta , ed è innegabile che ci sia. Ma è una violetta aliena, che personalmente faccio quasi fatica a riconoscere. L'aspetto poudree di questo fiore si mescola a note soffici, dolci morbidissime, eteree. Stranianti sono le sfumature marine in apertura, che donano una peculiare salinità ad un profumo fo...

𝑪𝒉𝒆𝒓𝒈𝒖𝒊 𝒅𝒊 𝑺𝒆𝒓𝒈𝒆 𝑳𝒖𝒕𝒆𝒏𝒔: 𝒊𝒍 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒊𝒓𝒐 𝒔𝒆𝒈𝒓𝒆𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒅𝒆𝒔𝒆𝒓𝒕𝒐

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Un profumo ispirato ad un vento, quale magia! Un incantesimo riuscito, ma d'altronde stiamo pur sempre parlando di un'opera di Serge Lutens . Chergui è infatti il vento del deserto, che scaturisce dalla terra incandescente e che, al suo passaggio, rende bollente tutto ciò che incontra. Aria calda, ricca di pulviscolo del deserto, ma non solo: odore di rami, foglie, frutti, spezie, tutto miscelato da questo abile alchimista naturale, come lo definisce Lutens stesso, che da sempre è innamorato di quei luoghi al punto di sceglierli come propria dimora. Chergui è un profumo magico: riesce ad essere secco e denso al tempo stesso. Tabacco e miele si alternano continuamente sulla scena, circondati da un dolce odore di fieno . Iris e sandalo donano quel tocco talcato e cremoso che non fa scivolare troppo la fragranza verso l'erbaceo ma piuttosto la arricchiscono con una sfumatura quasi pulita. Un profumo complesso, non immediato, non semplicissimo da indossare, ma infinitamente aff...