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Ah l’annoso problema delle riformulazioni! Motivate che siano dai giusti e sacrosanti aggiornamenti riguardanti il profilo tossicologico delle sostanze, o dalla sostenibilitร  dell’utilizzo di determinate materie prime, nonchรฉ dalla meno sacrosanta necessitร  dei brand di contrarre le spese, molti dei capolavori degli anni passati non sono arrivati ai giorni nostri immutati. In alcuni casi, il lavoro di riformulazione รจ stato accurato, e le formule attuali reggono senza alcun dubbio il confronto con le precedenti. In altri casi, i profumi moderni sono solo l’ombra di quelli del passato, una copia sbiadita della gloria che fu.




Opium, purtroppo, appartiene alla seconda categoria. Si, perchรฉ nel profumo attuale non c’รจ nulla della opulenza, della complessitร , della ricercatezza di un tempo. La fragranza gioca di contrasti: il calore delle spezie (chiodi di garofano, cannella, pimenta) si fonde con l’austeritร  dei fumi dell’incenso, che crea una cortina densa e avvolgente. Nel fondo, le resine - opoponax, mirra, benzoino – sono accompagnate da un’ambra che non ha nulla a che vedere con quella zuccherina di molte fragranze moderne: รจ un’ambra fumosa, scura, densa. La potenza dell’Opium originale รจ proverbiale. รˆ un profumo che racconta una donna (o un uomo, perchรฉ no) sicura, misteriosa, incredibilmente affascinante. Per molti rappresenta uno dei migliori esempi di profumo orientale classico, un manifesto di ciรฒ che significava la profumeria di lusso negli anni ’70 e ’80.

La versione di oggi non รจ sgradevole, affatto. Semplicemente, non ci ritrovo la poesia del vintage. Forse รจ piรน semplice da portare, o comprendere, ma non offre l’esperienza olfattiva quasi cinematografica dell’Opium originale. Che resta una fragranza difficile, si, ma per chi riesce a entrarci in sintonia, indimenticabile.

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